Finalmente le immagini degli allievi di Ustupu. Come a ogni laboratorio rimaniamo incantati dall’energia che scaturisce dai primi scatti, dalla capacità di cogliere immediatamente il potenziale narrativo e documentario della fotografia, dalla voglia di raccontarsi. Come sempre gli allievi si rivelano seri e determinati nel percorso di apprendimento che gli proponiamo.

Da Ustupu 06/02/2012

Dopo dieci giorni di lezioni possiamo fare un primo bilancio. Le lezioni teoriche risultano sempre le più noiose, e lo si legge chiaramente sulle facce dei ragazzi. Hanno ascoltato seri, a volte perplessi sul rapporto tra tempi e apertura del diaframma, più sicuri quando si è parlato di luce. La “luce Rembrandt” li ha affascinati tutti; si riunivano in capannelli intorno alla macchina fotografica per esaminare se ci fosse il triangolo illuminato oppure no. Durante le prime esercitazioni all’aperto sono emerse però delle difficoltà: interrogandoli a lezione hanno ben chiaro il concetto di esposizione ma con la macchina fotografica in mano le idee gli si confondono: gli riesce complicato gestire manualmente le priorità tempi/diaframmi, non immediata la percezione della corretta messa a fuoco.

Dividiamo la classe in gruppi: las langostinas, tutte femmine, los gatos, i più giovani, los sopilotes e los ratones i gruppi misti. Così organizzati usciamo e giriamo per l’isola per fare esercitazione di ripresa. Il tempo non ci aiuta: anche se fa un caldo mortale il cielo è spesso coperto da grosse nubi e lavorare con la luce è difficile. Altro aspetto su cui stiamo lavorando è quello della distanza; molte fotografie vengono scattate da lontano, di fretta, quasi con timore. Per eliminare questa diffidenza Saul escogita un sistema: suggerisce agli allievi di lavorare in casa a coppie, fotografando l’uno la famiglia dell’altro. I risultati sono incoraggianti; negli scatti si nota una maggiore attenzione, una maggiore voglia di far bene. Tutto questo succede sotto gli sguardi compiaciuti e divertiti dell’intera comunità; quasi tutti si mettono in posa davanti ai ragazzi, mentre rifuggono e danno le spalle ai nostri obbiettivi. Si percepisce un certo piacere nel vedere i ragazzi dell’isola impegnarsi tanto, non come fotografi catapultati lì per commitenza o curiosità, ma con una vera volontà di scoperta dei propri luoghi e del proprio gruppo sociale di appartenenza.

Tra gli allievi si intravedono già i primi “talenti”, ragazzi taciturni che si applicano con entusiasmo. Forse, tra loro, c’è un prossimo Saùl.

Gino Bianchi e Emiliano Scatarzi ©RIPRODUZIONE RISERVATA