Un interessante confronto su aspetti di editing, linguaggio, preparazione e narrazione nella produzione di un servizio fotogiornalistico.

Solange Brand ha tenuto una bellissima ed interessante lezione sulla filosofia dell’immagine a Le Monde Diplomatique, di cui è stata photoeditor per 25 anni e ci ha emozionato con il racconto della sua esperienza di giovane “fotografa per caso” nella Cina del 1966 e dei tre anni passati a Pechino tra il 1966 ed il 1969. Gli argomenti trattati sono stati esemplificati da una serie di proiezioni di significativi lavori di autori italiani ed internazionali in ambito fotogiornalistico e da una lettura critica di numeri del mensile di anni diversi dalla fine degli anni ’80 ad oggi.

Qui di sotto riportiamo un testo di Solange Brand.

Le Monde Diplomatique e l’immagine.
Un partito preso.
L’istanza di libertà che sta alla base Le Monde diplomatique, portatrice di una volontà di resistenza, ha ovviamente portato con sé, anche in materia iconografica, il desiderio di sviluppare, nella forma quanto nel contenuto, un modo di andare contro-corrente, di tentare di prendere in contropiede le scelte abituali della stampa. Vi è stata anche una spinta per la quale si rivendica l’immagine quale parte interessata di un contenuto e partecipe della sua identità.

L’arrivo del colore nel 1989 – anno “cerniera” per quanto concerne la parte visuale del giornale – ha permesso di aprire le nostre colonne alla pittura, accompagnamento innovativo nell’ambito dell’informazione politica e che segna la nostra differenza. Questo, senza abbandonare, per scelta, una fotografia bianco e nero, privilegiando il lavoro d’autore e senza escludere il colore, allorquando ce ne si presenta l’occasione.

L’evoluzione del fotogiornalismo, l’informatizzazione (che induce una minor affidabilità dell’immagine quanto della testimonianza), la tentazione di “fare man bassa” di immagini nel grande mercato di internet, il ricorso – per delle più o meno buone ragioni – alle banche immagini hanno rafforzato una volontà di resistenza a ciò che genera ripetizione, banalizzazione, mercificazione.

Sforzarsi di non considerare una fotografia o un quadro come un’illustrazione – ridondanza inutile -; ma per draccontare in un altro modo, con uno sguardo singolare; tentare di distanziarsi, di fare appello al sensibile quanto al visibile; privilegiare sopra ogni cosa l’autenticità e l’impegno nello sguardo e nell’atto di fotografare o di dipingere. Sono molti gli artisti che sviluppano il proprio sguardo attraverso un percorso di lungo corso, che si impegnano totalmente, lontani dallo spettacolare o dal commerciale. Essi dispongono di così pochi spazi per esprimersi … Crudele paradosso: i media ovunque e l’arte da nessuna parte; la moltitudine della qualità artistica si scontra con la ristrettezza di supporti aperti ad essa. Che sia fotografia d’autore, fotografia concettuale o artistica, pittura – classica o contemporanea – gli artisti si sono sempre impegnati nel dibattito cittadino ed hanno spesso tradotto meglio la complessità, le tensioni, i lutti. Allora, quale piacere lasciar loro prendere posto nelle nostre colonne, a partire da alcuni grandi principi che intendiamo privilegiare:

  • la corrispondenza tra lo scritto e la forma: un articolo può per tono o per tema evocare uno stile, un’epoca, una composizione, un colore, delle linee..
  • la risonanza tra questo scritto e questa forma: storica, simbolica, immaginaria..
  • le traversate tempo/spazio: mostrare l’intervento dell’artista calato nella propria epoca;
  • l’apertura ad altre culture, altri modi di espressione, facendo scoprire al pubblico artisti originari dai paesi ai quali il giornale si interessa;
  • spesso tramite il “ritardo”, altre volte l’astrazione, puntiamo a un’associazione “rischiosa”, che contenga quel pizzico di humor capace di alleggerire la gravità dei soggetti trattati;
  • il rifiuto assoluto dell’emozione troppo facile, troppo brutale o basata soltanto su criteri di estetismo.

L’immagine – pittura o fotografia – concepita anche come un respiro. L’immagine creatrice di senso, come una scena teatrale, ma soprattutto scelta per la sua forza irriducibile, e che vive la propria vita nelle nostre colonne. Perché si tratta di far coesistere due espressioni indipendenti – un testo e un’immagine (sempre) preesistente – che acquisiscono senso nel tempo di una lettura e di una pubblicazione.

Queste istanze generano scelte fortemente soggettive, come soggettivo è il modo in cui esse saranno percorse, con scelte pericolose e discutibili. Ma scelte assunte in tempi che lasciano così poco spazio alle possibilità e alla libertà dell’immaginario, al lavoro dell’associazione delle idee.
E, per partito preso, così necessario.

2011-09-15 - Seminario con Solange Brand 1
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