2012-01-23 - Panama City, 17 Gennaio 2012©Emiliano Scatarzi

La camicia umida ci si attacca al petto, l’asfalto rovente sembra volerci impedire i movimenti mentre attraversiamo la strada con i nostri bagagli carichi di attrezzatura fotografica, un ingranditore, computers ed euforia.
Dopo la visita preparatoria dello scorso anno, siamo tornati per avviare il primo laboratorio con i Kuna di Ustupu. Onell e Jesùs, i nostri referenti locali, ci aspettavano con impazienza: hanno già provveduto a convocare ragazzi dalle varie comunità, anche loro desiderosi di cominciare. Prima di partire per Ustupu c’è molto da fare, io e Emiliano sostiamo a Panama anche per completare il corredo di tutto ciò che serve per il corso. Accompagnati dal rombo rauco dei Diablos Rojos, i pittoreschi autobus locali in via d’estinzione per esigenze di modernità ma ancora ruggenti, ci tuffiamo nel traffico cittadino che odora di frutta appassita e smog, in giro per centri commerciali e ferramenta alla ricerca di cavi elettrici, panni di feltro nero, adattatori, vasche per gli acidi di sviluppo, pinze, mollette, cavi, più tutto il necessario per mettere in sicurezza il materiale durante il lungo viaggio in barca, l’unico modo per raggiungere le isole in questo periodo.

Abbiamo avuto un serio incontro ufficiale con i Cachique del congresso nazionale di Kunayala, le autorità politiche autoctone che hanno il controllo su tutto ciò che accade nel loro territorio. Con un nodo alla gola per l’emozione, ci siamo trovati davanti a questi anziani dal volto scolpito a raccontare chi siamo e cosa vogliamo fare, di come intendiamo entrare nella loro cultura in punta di piedi, lasciando che siano loro stessi a raccontarsi. Come FSF ha fatto con tutte le comunità che ha incontrato. Ci hanno ascoltato con attenzione mentre esponevamo loro le modalità del progetto e li scorgevamo dondolare la testa in segno d’approvazione. Ora ci sentiamo alleggeriti, forti del loro benestare. Hanno chiesto a Emiliano un ritratto e lui sa che dovrà fare del suo meglio.
Venerdì si parte alla volta dell’isola di Ustupu, dove avrà sede il laboratorio. Patrizio, un Sahila che risiede nell’isola, ci aspetta, ci ha annunciato che metterà a nostra disposizione un’aula che è un luogo ottimale per tenere le lezioni e per allestire la camera oscura: pronta questa, potremo cominciare.
Fino ad allora non ci rimane che stare all’ombra e aspettare il resto dello staff di FSF (Saùl in arrivo dal Nicaragua, primo allievo FSF e ora alla sua prima missione come insegnante, Giorgio e Lucia da Milano, due nuovi amici che si occuperanno della parte video), magaripasseggiare per il Casco Viejo che si fa bello con restauri e ristoranti turistici e guardare le petroliere che passano da un oceano all’altro specchiandosi nei grattacieli di cristallo che continuano a crescere e moltiplicarsi.

Dentro di noi, grandi emozioni ed aspettative!

Gino Bianchi ©RIPRODUZIONE RISERVATA