2012-01-25 - Ustupu. Mare aperto

Finalmente Ustupu, che si è fatta desiderare.

Siamo partiti venerdì 20 da Panama, un convoglio di 2 fuoristrada per portare noi e tutto l’equipaggiamento a Carti, il porto da dove salpano le barche per le isole di Kuna Yala.

Due ore attraverso il territorio Kuna, percorrendo l’unica via che attraversa i monti per sboccare al porto. La foresta rigogliosa ai lati della strada si conserva intatta fino alla spiaggia dove giungiamo carichi, vogliosi di solcare il mare per l’ultimo tratto del viaggio. Se tutto va bene in quattro ore siamo ad Ustupu.

Le isolette disseminate a poche miglia dalla costa ci regalano l’immagine più classica dei caraibi, i panfili e gli yacht ormeggiati difronte agli approdi turistici sono un’immagine rassicurante. Poi…poi dobbiamo attraversare un tratto di mare aperto allontanandoci dalla costa e Poseidone non ci ha cari.

Il mare s’ingrossa, onde alte come case a due piani ci vengono in contro e ci schiaffeggiano, sballottolando la nostra piccola barca da una parte e dall’altra. In più di un’occasione onde alte e potenti girano la barca su un lato e rischiamo di affondare: il sangue si gela nelle vene, le nostre facce diventano di sasso e negli occhi ci scorrono le immagini del nostro carico che si adagia negli abissi, perso per sempre come il tesoro di un galeone. Non siamo uomini di mare e forse i nostri timori sono esagerati, ma l’idea che il progetto messo su con tanta fatica, tutto il materiale messo via in quest’anno affondi nei gorghi ci fiacca lo spirito. Il tempo passa lento e non si vedono miglioramenti, il sole si nasconde dietro nubi dense e minacciose mentre Andrés, il motorista, rigetta in mare secchiate dell’acqua che ha invaso l’imbarcazione. Per un tempo indefinito l’acqua si prende gioco di noi arrivandoci addosso da ogni parte; siamo fradici fino al midollo e stremati mentre in cuor suo, ognuno di noi, spera di vedere un approdo.

Dopo sette ore di navigazione, superato senza danni il tratto di mare aperto e tirato un sospiro di sollievo, Onell decide di fare sosta a Tupile, più o meno a metà strada.

Qui abbiamo un assaggio dell’ospitalità Kuna: caffè caldo, riso con cacciagione (tacchino silvestre) un’amaca per riposare.
La mattina il mare è calmo e ospitale e dopo quello che abbiamo passato le rimanenti tre ore di navigazione ci sembrano una passeggiata.

Con Emiliano decidiamo di pagare il nostro tributo alle divinità marine facendo un tuffo nella laguna.

Dopo c’è l’approdo, l’accoglienza calorosa e l’abbraccio degli amici.

L’ultima tappa è la visita ai Sahilas nella Casa del Congresso, dove aspettiamo che termini il canto rituale che ripercorre la storia dei Kuna per presentarci e avere il permesso di procedere con il laboratorio.