| È NATO! |
Finalmente ci siamo, il Magazine di Fotografi Senza Frontiere vede la luce. Se state leggendo, già sapete cos’è FSF, sapete di cosa si occupa e come lavora, sapete quale compito si è assunta l’associazione e come intende portarlo avanti. Questo spazio rappresenta il passo più importante per FSF, rappresenta l’opportunità di aprire una finestra sul mondo, di avviare un dialogo tra comunità che vivono situazioni di disagio simili pur trovandosi a magliaia di chilometri di distanza, un modo per confrontarsi e conoscersi ma anche per farsi conoscere da chi ne avrà voglia. L’idea che sta alla base di questo magazine on-line è dare voce a chi di solito sta in silenzio in un angolo, dimenticato da tutti perché mai sotto i riflettori e quindi invisibile e muto, perché se non fai notizia non esisti. Su queste “pagine” intendiamo dare spazio agli allievi dei laboratori che FSF ha aperto in Nicaragua, Algeria e Palestina e a quelli che verranno. Gli articoli che leggerete, le fotografie che saranno pubblicate sono frutto del lavoro di bambini e ragazzi che hanno scelto la fotografia come mezzo espressivo, come linguaggio universale per raccontarsi e raccontare la propria quotidianità. Si tratta di ragazzi che vivono lontani dai nostri standard, che hanno conosciuto e ancora conoscono il lato più duro della vita: la povertà, l’esclusione, l’emarginazione. Ragazzi che vivono in un campo profughi nel bel mezzo del deserto, lontano da qualsiasi forma di “modernità”, ragazzi lavoratori che tutte le mattine, col buio, si alzano e vanno nelle strade, nei mercati, nelle discariche a fare lavori per noi ormai “estinti” come il lustrascarpe o il robivecchi, ai quali magari (in alcuni casi) la scuola è preclusa perché non hanno scarpe o i soldi per comprare l’uniforme, ragazzi che vivono all’ombra di un muro che ne dovrebbe inaridire le anime, che li costringe a fare sforzi enormi per compiere quelle azioni che dovrebbero essere banali, come andare a scuola o giocare. Ragazzi normali, anche loro abitanti di questo mondo anche se le loro storie ci sembrano lontane e aberranti, ragazzi che hanno la loro quotidianeità fatta di cose grandi e piccole, che hanno voglia di raccontarsi e farsi conoscere veramente. Questo è il loro spazio, la loro piccola piazza dove incontrarsi e parlare liberamente, senza filtri o censure. Saranno loro a scegliere cosa raccontare e come, sceglieranno in modo autonomo cosa mostrare, cosa dire, cosa fare, non lo sappiamo neanche noi cosa ne verrà fuori, quali risultati darà questo esperimento, però siamo fiduciosi, sicuri che quello che avranno da raccontarci meriti attenzione. Il nostro sforzo sarà quello di pubblicare regolarmente ogni pezzo che ci invieranno, di mostrare le foto che sceglieranno senza intervenire in alcun modo per far si che giunga a tutti la loro voce come loro stessi vogliono che arrivi, chiara e diretta. È un lavoro difficile perché le condizioni in cui si trovano non ci permettono di prevedere con quale frequenza saranno in grado di inviare i propri reportage ma non mancheremo di aggiornare tempestivamente il Magazine ogniqualvolta ce ne sarà bisogno, questa è l’unica promessa che possiamo fare, ai lettori ma soprattutto a loro, ai nostri ragazzi e magari chissà, presto avremo un altro Saùl che varcherà l’oceano per una borsa di studio e diventare un professionista dell’immagine. Intanto c’è il Magazine, qui tutti i nostri allievi avranno uno spazio libero per farsi conoscere. |



