Buenos Aires, 12 Maggio 2012

“È da otto anni che non vedo il cielo. Questo laboratorio fotografico ci fa sentire più libere”.

È solo la seconda lezione che FSF tiene all’interno del penitenziario femminile di Ezeiza, a Buenos Aires, ma un importante risultato lo ha già ottenuto: far uscire le donne detenute dai freddi corridoi con le celle e farle sdraiare sotto il sole, all’aria aperta. Oltre alla soddisfazione professionale, in noi c’è la gioia di condividere con loro questi momenti. Ad accompagnarci di sono Lucas della Red de Apoyo a Presos e Florencia Santucho, direttrice del festival di cinema dei diritti umani DerUhmAlc, che hanno permesso la nascita di questo laboratorio.
La parte teorica della lezione si svolge nelle aule del Centro Universitario, uno spazio aperto grazie all’impegno di alcune detenute e dell’Università pubblica di Buenos Aires. Pur essendo all’interno del carcere, è fuori dalla giurisdizione del Ministero della Giustizia, motivo per cui la polizia per entrare deve bussare e chiedere permesso. Su uno schermo appeso in maniera sbilenca, vengono proiettate le foto scattate dalle donne durante la prima lezione. Si spiegano gli errori commessi con la luce e la prospettiva, quanto mai emblematiche in questo luogo, per poi passare alla parte pratica: uscire nello spazio verde esterno dove, tra torrette di controllo e filo spinato, le nove donne che seguono il laboratorio cominciano a scattare ritratti. Tra di loro c’è anche Valeria, una ex detenuta che ha deciso di tornare qui appositamente per imparare ad usare la macchina fotografica. Con lei stiamo anche facendo una serie di lezioni private che le permetteranno di seguire il laboratorio con le detenute quando noi saremo ripartiti. Alcune ragazze si sdraiano a terra, abbracciate l’una all’altra, altre usano il muro dell’edificio come sfondo per le foto. I risultati li vedranno alla prossima lezione, questa sta per terminare. Gli ultimi minuti sono conviviali, tutte sedute sul prato a raccontare le loro impressioni e le loro storie. Piccoli momenti di svago prima di rientrare nelle celle, dove la luce e la prospettiva si fanno più grigie e ristrette. Valeria sbaglia strada e per un attimo segue il percorso delle sue ex compagne di cella. Quando viene richiamata, si stupisce e cammina accanto a noi, liberi di uscire. Alle spalle, con chissà quale emozione, lascia le sue compagne e quella che è stata la sua casa per un periodo della sua vita.
Noi, in attesa di incontrarle di nuovo il prossimo martedì, ci prepariamo per gli altri laboratori fotografici nei quartieri disagiati di Isla Maciel e la Boca.

Lorenzo Face ©RIPRODUZIONE RISERVATA