Espressione democratica grazie al governo dei saggi Kuna

Incontro con i Saihla

FSF A USTUPU, ARCIPELAGO DI KUNA YALA.
La capanna dove si svolge l’Onmaqqued–Dummad, che in lingua Kuna significa Congresso Generale, è grande più del doppio di una casa tradizionale, a base ovale e pareti di legno di canna, tetto di canne e foglie di palma e grandi pali centrali che reggono la copertura. Sedie, panche e poltrone di ogni genere ospitano i partecipanti. Nel centro della sala poltrone imbottite o con cuscini sono riservate ai Saihla (saggi) e ai Cacique (autorità). E’ il congresso dove si discute e si decide tutto ciò che riguarda il popolo indigeno. Si svolge due volte l’anno e porta a riunione tutti i Saihla e i Caciqe del Popolo Kuna. Dipinti di antenati e di illustri Saihla del passato ispirano le riunioni, dove chiunque può parlare pubblicamente e sottoporre le proprie questioni al giudizio popolare. La grande sala è mantenuta in costante penombra, illuminata da lampade a basso impatto ambientale alimentate da pannelli solari. In questo luogo, che ai nostri occhi appare fuori dal tempo, siamo stati invitati ad esporre il nostro progetto.

Abbiamo atteso due giorni nel territorio dei Kuna prima di approdare sull’isola di Assudub, dove si svolge l’Onmaqqued. Qui siamo stati ascoltati due volte: la prima in un ufficio dove i segretari dei Saihla di Ustupu, l’isola dove siamo ospitati, hanno vagliato attentamente le nostre parole, ascoltato il nostro progetto e posto acute domande, la seconda, grazie alla loro approvazione, siamo stati accolti dal Consiglio dei Saihla dell’isola per poter nuovamente esporre le nostre parole ai saggi di Ustupu. Abbiamo espresso le nostre intenzioni, spiegato e argomentato al Consiglio ciò che era nelle nostre intenzioni fare e il Consiglio con grande entusiasmo ha accettato le nostra proposta: aprire un laboratorio permanente di fotografia nell’isola Kuna di Ustupu.

L’emozione ci correva lungo la pelle. Senza rendercene pienamente conto stavamo ricevendo un’iniziazione alla cultura di un meraviglioso popolo, ancora capace di rispettare e difendere le proprie tradizioni, pur se con grande intelligenza proiettato anche nel futuro.

Quasi tutte le prove erano superate, mancava solo il Gran Consiglio.

Il giorno seguente eravamo davanti ai Caciqe, che con umiltà ci hanno ascoltato, hanno posto con dignità attente e pertinenti domande e con una grande lungimiranza ci hanno accordato il permesso di documentare – per la prima volta nella storia del loro popolo – l’Onmaqqued, chiedendoci espressamente di diffondere il loro messaggio più lontano possibile.

Il parlamento dei Kuna è quindi tornato a lavorare su temi più importanti, molti gli interventi. Un Saihla deputato all’organizzazione del congresso tiene sotto controllo lo svolgimento delle riunioni, osserva la platea e sta attento a che i partecipanti non si addormentino; cosa che accade di frequente, poiché che l’incontro dura tre giorni e il clima di parole quasi recitate, come un mantra in lingua Kuna e la soffusa luce portano il partecipante ad assopirsi. Lo stesso, orchestra gruppi di donne vestite in abiti tradizionali indicando chi dentro la sala deve essere corroborato da una bevanda, solitamente succo di platano aromatizzato al cacao.

Nelle sedute laterali, parte della vita sociale di tutti i giorni si svolge come se niente fosse, senza disturbare il processo oratorio madri cullano neonati, bambini giocano correndo e nascondendosi sotto le panche, donne ricamano molas (indumento tradizionale femminile), uomini discutono o intrecciano ventagli di palma. Al momento della votazione, strumento fondamentale e integrante del sistema di governo Kuna, l’attenzione si concentra sulle decisioni da prendere, che avvengono in modo corale. Un grosso gruppo di persone leggermente appartato, solo apparentemente distratte rappresentano il popolo, sovrano della loro democrazia unica al mondo.

Emiliano Scatarzi