Gaza, Luglio 2011

Gaza non è un posto come un altro; appena superi il check -point di Eretz ti trovi catapultato in un’altra dimensione, in un mondo a parte, chiuso, isolato.
I segni sono evidenti. Strade polverose, macchine vecchie e malmesse, case bombardate: immagini da fine del mondo, da frontiera dell’umanità. È anche per questo che abbiamo scelto di lavorare con i ragazzi e gli artisti di Windows From Gaza (WFG), perché qui si trova il limite, l’ultimo avamposto dello spirito.
Lo sforzo di Majed Shala, Shareef Sarhan e Basel el Maqosui – fondatori di WFG – è quello di mostrare che anche in queste condizioni è possibile restare umani, radicarsi all’arte come modo per r-esistere, per avere speranza.

I nuovi allievi
Sono stati selezionati due gruppi di dieci ragazzi/e di età compresa tra i dieci e i sedici anni; alcuni hanno già preso parte a dei workshop (di pittura, video o fotografia), per la maggior parte di loro si tratta della prima esperienza. Come sempre il primo impatto è confortante: occhi vispi, sguardi attenti, grande entusiasmo e la voglia di mettersi alla prova. Si parla di luce, inquadratura, composizione, ma anche noi siamo ansiosi di dar loro le macchine fotografiche e vederli all’opera; prima tappa il suq della città vecchia.

Al lavoro nelle strade della città
I giovani reporter si lanciano tra i vicoli, senza vergogna si infilano nelle botteghe e chiedono ai venditori di mettersi in posa, vanno a cercare bambini e carretti trainati da asini sfiniti, incuranti del caldo e della confusione. Qualcuno li prende a male parole additandoli come spie israeliane: Gaza purtroppo è anche questo….

Seconda tappa è il porto, che per visitare dobbiamo chiedere un permesso speciale alle autorità di Hamas, anche se ci sono ormeggiate soltanto piccole barche di pescatori: ragioni di sicurezza nazionale!

I nostri allievi sono attratti soprattutto dai loro coetanei che si esibiscono in tuffi acrobatici tra le barche sgangherate, qualcuno si infila nell’improvvisato cantiere dove stanno riparando alcuni natanti, probabilmente quelli cannoneggiati dalla marina israeliana. I risultati sono incoraggianti, alcuni scatti mostrano già una propensione quasi innata al racconto. Da oggi cominciamo le lezioni sulla realizzazione dei reportage, la raccolta di interviste e storie; si torna al porto, ma sempre con il permesso di Hamas!

Testo di Gino Bianchi (FSF)
Foto di Giorgio Palmera (FSF)