Il lavoro con i ragazzi di Kalongo è cominciato nel gennaio 2009, a quel tempo a Kalongo non c’era l’elettricità, tranne che nell’ospedale e negli uffici del CESVI per poche ore al giorno, la connessione a internet e le linee telefoniche funzionavano quasi come il codice morse.

Fino a pochi mesi prima le ultime rappresaglie tra l’esercito regolare Ugandese e LRA (LordResistanceArmy), capeggiato da Joseph Kony, lasciavano dietro di se morte e distruzione ma anche un periodo di circa 25 anni dove il termine progresso non era mai stato conosciuto dagli abitanti dell’Acholiland.

All’inizio del progetto le difficoltà erano molteplici, la camera oscura poteva funzionare solo quando il carburante era sufficiente ad attivare il piccolo generatore che avevamo in dotazione, il tempo di sviluppo delle pellicole era calcolato in base alla temperatura elevata dei chimici, l’unico computer a disposizione dei 25 allievi riusciva a malapena a inviare una mail alla volta per la precaria connessione del modem telefonico e i ragazzi erano timidi e impauriti dal metodo partecipativo delle lezioni che tenevamo loro.

Dopo soli tre anni i progressi dei giovani fotografi ugandesi sono evidenti, la loro capacità di scattare buone immagini e di raccontare belle storie è oramai consolidata e se pensiamo che il loro primo accesso ad un computer è avvenuto nel 2009 vederli inviare mail, postprodurre fotografie e padroneggiare i social network è a dir poco emozionante.

Sono due giorni che assieme a Donata Columbro (di CISV, ‘Volontari Per lo Sviluppo’), siamo arrivati, gli allievi ci stavano aspettando desiderosi di iniziare il nuovo corso formativo: dopo tanto lavoro sono pronti per ricevere dei corsi più specifici e specializzati.

Il web 2.0, cio che insegnerà Donata, mostrerà loro come raccogliere dei contenuti multimediali e come condividerli con altri utenti del web attraverso l’utilizzo di smartphone, con il progetto di creare un Blog gestito dagli allievi del laboratorio in coordinamento con altri studenti in Senegal e in Italia. Io mi occuperò di affinare la loro conoscenza di Photoshop e come trasmettere files di grandi dimensioni.

Una nuova macchina reflex e 4 smartphone sono i materiali che verranno lasciati in loco per permettere a questi giovani reporter di continuare a raccontare la realtà in cui vivono.

Emiliano Scatarzi ©RIPRODUZIONE RISERVATA